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STRADA ROMEA (vedute)

 

La Romea fotografata da Lorenzo Mini è deserta, immobile, tranne che per il fluire del Po. Ogni foto attraverso l’oggetto ritratto parla degli abitanti, una sorta di presenza indiretta potentissima perché risultato di un percorso di conoscenza che parte proprio dall’immagine priva di umani e passa per esempio, attraverso le insegne che indicano le attività produttive. Il percorso continua con la sensazione di disarmonia che la serie fotografia trasmette, quegli oggetti sono “altro” rispetto all’ambiente in cui si trovano e sembrano “prestiti”. La disarmonia è l’elemento che più mi ha colpito, disarmonia come espressione di un agire umano incapace di interagire con l’habitat in cui vive e applicatore seriale di forme utilizzabili ovunque. Un delirio egocentrico che per anni ha contraddistinto l’azione urbanistica in quei luoghi e li ha svuotati dei loro significati. I paesaggi della Romea sono anonimi perché è impossibile nominare qualcosa senza conoscerla ed è impossibile stabilire una conoscenza senza un’interazione, uno scambio. Un paesaggio anonimo è una mappa mentale abortita, è un’interruzione nell’azione di scambio tra natura e cultura che è all’origine della consapevolezza di appartenenza al luogo. Nonostante le immagini documentino questo stato di apparente solitudine urbanistica esse ispirano a mio avviso, anche un grande speranza. I loro colori paiono tingersi dell’aria particolare del luogo, è come se la tinta nata dalla miscela di nebbia, acqua di fiume, polvere e foglie avesse contaminato l’elefante, il prato, il camion, il ponte, la stessa strada, rendendoli così meno estranei.

 

Arch. MASSIMO BOTTINI (Consigliere Nazionale Italia Nostra)